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GUIDA TURISTICA

Dal XIII al XVI Secolo

1200 - 1220 I trovadori provenzali frequentano le principali corti italiane, dove intrattengono i regnanti ed il loro seguito con canti e poesie. II componimento più frequente racconta di finti combattimenti fra belle dame, pretesto artistico che consente al poeta di sciorinare una lunga sequela di nomi di nobili. Fra questi trovadori, almeno due conoscono il casato dei Marchesi di Ponzone, ne frequentano il castello e ne ricordano la presenza alla corte del Marchese di Monferrato. Tra questi: Rambaldo di Vaqueiras: IL CARROCCIO (1200) «Inglese e Garisenda e Palmiera e donna Aldice, donna Alda e donna Berlenda, donna Agnese e donna Elisa vogliono che renda loro giovinezza donna Beatrice; se no, le donne di Ponzone gliene chiederanno emenda; ...». Le donne di Ponzone, nell'occasione, erano almeno tre, mogli dei Marchesi Enrico e Ponzio, figli di Ugo e del loro cugino Pietro, figlio di Giacomo. Si conosce il nome di una, la moglie di Enrico: Isabella del Carretto, figlia di Enrico I il Guercio, marchese di Savona

1310, 7 novembre Fra il Duecento e il Trecento i Marchesi di Ponzone hanno anche la Zecca per coniare moneta propria. Possibilità che fu negata dall'Imperatore Enrico VII con un decreto del 7/11/1310, secondo questi termini: «... quod a modo nullus ... qui de cetero audiat nec presumat dare nec recipere nec portare imperiales factos in Civasso, in Iporeya, in Incixa ed in Ponzone...». Di queste monete ne rimangono pochissime di quelle coniate a Ponzone: tra esse un russino che porta due Santi, San Martino e San Teodoro e un grosso recante San Michele e un personaggio ignoto con la scritta «S. Michel - MCH -D. - Ponco». (A. MOREL-FATIO,Monnaies Inedites, Bruxelles, 1865)
1345 Non solo belle dame, ma anche forti guerrieri rappresentano il Marchesato di Ponzone. Grandi rappresentanti dei Templari in Italia, partecipano a crociate ed intervengono nelle principali vicende belliche di quei secoli. Ne sia un esempio il canto provenzale, scritto in francese volgare a metà del XIV secolo, che racconta la battaglia di Gamenario del 1345. Versi 520-24 «Forte si batte nella mischia Pietro d'Azeglio, il prode baronetto; e devono fare bene a buon diritto, perchè sono Marchesi di Ponzone». (Benvenuto San Giorgio, Cronaca del Monferrato) Con il Quattrocento giunge alla fase finale il declino del Marchesato di Ponzone, privo di risorse economiche ed incapace di gestire al meglio i mezzi disponibili, quali la posizione geografica. Anche di questo periodo riportiamo un atto.


1419, 15 maggio Gerolamo Rizzo e Enrico Moretti Sindaci e procuratori di Ponzone si recano a Trino dove ottengono dal Marchese del Monferrato la conferma ed accrescimento degli antichi privilegi che godevano sotto i marchesi aleramici, tra cui di non essere infeudati se non a signore di stirpe sovrana. Il Cinquecento può essere nuovamente considerato per le terre del Marchesato un periodo di iniziative positive e di considerazione presso i regnanti, sia il Marchesato del Monferrato, che, successivamente, il Ducato di Mantova. Vediamo alcune testimonianze.

1505, 5 GIUGNO II Marchese GuglieImo IX con lettere patenti date di Casale concede in perpetuo ai Ponzonesi il privilegio di tenere ogni anno due fiere colle relative esenzioni di dazii agli accorrenti. La prima, detta di San Giorgio al principio di Maggio, la seconda alli 11 Novembre, festa di San Martino. 1552, 11 GENNAIO Affidamento in Casale mediante pubblico incanto della Camera Ducale ad Antonio Voglino dei beni e dei redditi del Castello di Ponzone. Notaio a Pon-zone era Enrico Perello. I.'affitto ha durata novennale. Voglino si impegna: - a «scalvare» gli alberi solo ogni 3 anni; - se secca una pianta può tagliarla ma deve piantarne tre; - a tenere 6 fanti in tempo di guerra e quattro in tempo di pace, siano del dominio marchionale «e facciano la guardia e non vadano a lavorare»; - a far «zapare» Ie vigne due volte all'anno e a concimarle («farle ingrassare»); - a tenere in ordine i mobili e i mulini. I'affitto è stabilito in 180 scudi d'oro.
1556, 24 FEBBRAIO L'Alfiere della compagnia del signor di Richelieu, regio commissario in Cortemilia e Ponzone ordina alle terre infrascritte di portare legna per la fornace di Ponzone. «Grandmaison Alfero de la Compagnia di Mons. di Richelieu regio honoratissimo di Cortemilia e Ponzone ... essendo necessario per il regio servicio fare qualche conducte de ligne in questo luogo di Ponzone per usso de la fornace a voi Sindici Consuli communita et Homini de le terre infrascritte ordiniamo et expressamente comandiamo che non manchiate subito a la recepita de la presente di fornir et mandare in questo luocho con il presente la somma di li borrichi a ciascaduno di voi qua da basso respetitivamente taxata... Dato in Ponzone lì XXIIII di Febraro 1556».





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